SOCIETA' STORICA CHIVASSESE

IL RACCONTO STORICO

Con questa rubrica inizia una serie di racconti, basati su fatti, personaggi ed episodi salienti della storia chivassese. Un altro modo di narrare la storia, attraverso libere ricostruzioni rigorosamente basate su fatti realmente accaduti. Un semplice esercizio di fantasia per affacciarci al nostro passato.


Il primo racconto si svolge in un contesto storico drammatico, l’assedio francese del 1705, che oltre a costituire il fatto bellico più lungo e traumatico nella storia di Chivasso (prima della seconda guerra mondiale), incise profondamente sul tessuto urbanistico ed economico chivassese. Un episodio in particolare di questo assedio lasciò una traccia indelebile nell’immaginario collettivo: la distruzione da parte dell’artiglieria francese della guglia del campanile di Santa Maria, simbolo stesso della città.

La genesi di quel simbolo era stata travagliata fin dall’inizio. La costruzione della torre campanaria iniziata nel 1457 si protrasse per ben trent’anni perchè i lavori, già ostacolati dalla carenza di fondi, furono rallentati dal terreno cedevole che costrinse i progettisti a rifondare la struttura portante e alleggerire la torre con una copertura in legname, anziché in laterizio come era in uso in quel periodo in Piemonte. Quella scelta obbligata si sarebbe però rivelata molto onerosa per la comunità che, nel corso dei secoli successivi si sarebbe trovata a dover far fronte a spese esorbitanti per la manutenzione della magnifica ma costosa guglia. Nel 1492, quando mastro “Giovanni Bebej di Foussignij” finalmente terminò l’opera con le sue maestranze il campanile risultava alto, secondo il Borla, 18 trabucchi (circa 56 metri) dei quali quasi la metà costituiti dalla guglia, rivestita da oltre 2.000 scandole di latta. Anche se non appare possibile una sproporzione simile tra il corpo murario della torre campanaria e l’altezza della copertura (la bella descrizione del Borla fu scritta circa 70 anni dopo la sua distruzione), questa doveva comunque essere altissima e apparire fin da subito, agli occhi dei chivassesi, come una piccola meraviglia.

I raggi solari sul rivestimento di latta del campanile di Chivasso creavano un riverbero visibile a molti chilometri di distanza che, nel corso dei secoli, avrebbe spinto le comunità vicine a descrivere il bagliore, definendolo la “Tola ‘d Civass”; da questo termine sarebbe derivato il nomignolo dal significato canzonatorio di “Face ‘d tola”, dato successivamente agli abitanti di Chivasso. Eventi naturali e bellici misero a dura prova la guglia nel corso dei due secoli di vita; furono soprattutto i fulmini e le raffiche di vento i peggiori nemici che la danneggiarono più volte ma sempre la comunità chivassese trovò le risorse per restaurarla. La sua veduta, frutto di un ultimo intervento di ricostruzione del 1669 (costato, esclusi i materiali, la favolosa cifra di 73.500 lire di Savoia pagati al mastro svizzero Franz Miller), fu tramandata ai posteri nell’incisione pubblicata sul Theatrum Sabaudiae nel 1685.

Durante la guerra di successione spagnola, dopo la caduta della fortezza di Verrua, Chivasso fu scelta come estrema linea di difesa di Torino e pesantemente fortificata in vista dell’assedio che i francesi, nel giugno del 1705, allestirono intorno alla città. Il campanile della collegiata di Santa Maria fu scelto come punto di osservazione e vi venne montata una spingarda per dare disturbo alle trincee nemiche. Dai documenti d’archivio sappiamo che uomini dalla vista acuta venivano scelti per scrutare, giorno e notte, le posizioni francesi e dare l’allarme, suonando le campane, ogni volta che i loro cannoni sparavano sulla città. Ma sul tiratore di spingarda le carte tacciono e le uniche prove sulla sua esistenza sono fornite dal Borla in un celebre passaggio delle sue memorie storiche: ...quando il nemico vide uscire dalle di lei finestre le palle di spingarda, dirette da un fuoriuscito cameriere del Governatore Sale, alla batteria di San Bernardino, allora in breve tempo fu atterrata con gravissimo pregiudizio della chiesa di Santa Maria, e vicine case....


Su questo misterioso personaggio e sul suo sciagurato gesto è basato il primo racconto che inaugura questa rubrica. All’assedio è dedicata, invece, un'immagine del mese.

Per leggere il racconto cliccare sul seguente link: 2 luglio 1705.

Per informazioni: info@chivassostoria.it - Visite: 5151